Le Sale della Comunità

 

Chiedono aiuto per passare al digitale
I cinema parrocchiali chiedono alla regione del Veneto un aiuto per il passaggio al digitale. A sollevare il problema è l’Acec, Associazione cattolica esercenti cinema, che rappresenta un migliaio di sale in tutto il paese e in Veneto ne conta più di una settantina. L’orizzonte ormai vicino spaventa i cinema “monosala”, di cui una metà è composta da sale parrocchiali: tra tre anni al massimo i distributori dei film hanno intenzione di abbandonare definitivamente la pellicola passando esclusivamente alla distribuzione di film in digitale. Una riconversione già in gran parte avvenuta nei multisala, che possono contare su economie di scala e grandi numeri di pubblico, ma che per i piccoli cinema è un investimento che comporta spesso un mutuo non alla portata di tutti.
«La digitalizzazione costa in media tra i 60 e i 70 mila euro – argomenta don Alessio Graziani, vice delegato Acec per il Triveneto – La stragrande maggioranza dei cinema a sala unica non sono attrezzati a questa nuova tecnologia e rischiano di veder limitate di molto le loro possibilità e anche di chiudere. Da soli non siamo in grado di compiere questo passaggio».
Lo switch off che manderà in cineteca le pellicole 35 millimetri è in atto da anni, ma nei prossimi mesi subirà verosimilmente un’accelerazione. La compagnia americana di analisti della comunicazione Ihs Screen Digest prevedere sia il 2015 la data in cui l’Europa avrà del tutto abbandonato la celluloide, mentre negli Usa il completamento della “rivoluzione” digitale dovrebbe avvenire già nel 2013. Alcune regioni italiane, come la Lombardia, hanno predisposto dei bandi per co-finanziare parte delle spese che i piccoli esercenti dovranno sostenere per il passaggio al digitale, mentre il consiglio dell’Unione Europea pochi giorni fa ha sollecitato gli stati membri a stabilire meccanismi di finanziamento: «I costi della digitalizzazione – ha ribadito il presidente della commissione cultura Ue Doris Pack – sono accettabili per i multisala, ma i proprietari di piccoli cinema indipendenti non li possono sostenere. Eppure esistono anche queste sale e sono importanti per la diversità culturale».
La realtà delle “sale della comunità”, come sono definiti i cinema delle parrocchie in un’apposita legge e nella visione dell’Acec, parla di sale gestite quasi esclusivamente dal volontariato, che diventano «con l’oratorio, il gradino più basso della parrocchia sulle strade degli uomini» come si legge in un documento dell’associazione degli esercenti cattolici.
«Da noi non c’è fine di lucro – spiega ancora don Alessio Graziani – i bilanci sono di solito giusto in pareggio a fine anno. In molti piccoli comuni le nostre sale sono gli unici luoghi di vivacità culturale, e oltre alle proiezioni ospitano dibattiti, teatro, presentazioni di libri».
L’Acec è in attesa di un incontro con l’assessore regionale alla cultura Marino Zorzato. «La nostra richiesta – continua Graziani – è che la regione attivi un finanziamento superiore al 30 per cento dell’investimento complessivo. In questo modo, la parte rimanente potrebbe essere coperta dai gestori con un mutuo spalmato in più anni e con la ricerca di qualche sponsor locale. Altrimenti rischiano la chiusura e con ciò la dispersione di un importante patrimonio culturale e sociale».
G. T.
 
ONERI E VANTAGGI Il digitale offre nuove opportunità, ma a costi talvolta insostenibili
Se chiudono, queste sale lasciano un vuoto incolmabile
Il passaggio al digitale offre, almeno in teoria, nuove opportunità alle sale della comunità, che anche nel Padovano sono realtà vive, creative, gestite da un volontariato culturale fortemente radicato nel territorio in cui vivono. Lo ribadisce Filippo Nalon, segretario triveneto e componente della delegazione padovana dell’Acec: «Accanto ai risparmi nei costi di spedizione – spiega – e negli operatori adibiti ai proiettori, l’avvento del digitale dovrebbe agevolare la distribuzione di prodotti culturali “alternativi” che oggi non entrano nei circuiti classici di distribuzione cinematografica: film di produttori, registi e distributori indipendenti, opere liriche, teatrali, concerti, prime in diretta come quella offerta nei giorni scorsi da Rex e Piccolo teatro che hanno proiettato in diretta la prima della Scala attraverso il circuito Microcinema. Opere d’essai come il recente Io sono Li o, ancora prima, Il vento fa il suo giro si sono avvalse almeno in parte di queste nuove opportunità».
Il problema dei costi però è reale e incombente: delle 24 sale della comunità presenti nella diocesi di Padova solo otto (un terzo del totale) si sono dotate del proiettore digitale e sono naturalmente quelle che possono attingere a un bacino di utenza più ampio. «Bisogna però tenere anche presente – precisa Nalon – che una volta entrati nel digitale sarà necessario restare al passo con probabili cambiamenti, perché l’evoluzione tecnologica sarà più incalzante e costosa rispetto al passato. La definizione di uno standard digitale e il momentaneo consolidamento del 3d hanno creato dei chiari paletti di confine, ma come è risaputo nella tecnologia digitale le innovazioni potranno essere più veloci rispetto alle proiezioni in 35 millimetri. In questo passaggio e in quelli successivi le sale della comunità non dovranno essere lasciate sole, ma supportate da enti e realtà presenti nel territorio. Altrimenti il rischio è di entrare in un circuito insostenibile per la comunità che vede nella sua sala non una fonte di guadagno, ma un momento speciale di promozione culturale e sociale, risposta a bisogni locali di aggregazione e di multimedialità che spaziano dal film come occasione di riflessione e dibattito al cine-intrattenimento familiare, dal teatro alla musica, dalla conferenza al concerto. La chiusura di queste strutture, tutte molto particolari, ben radicate nel territorio e con un proprio specifico che è poi quello del gruppo di volontari che le gestisce e del suo modo di rispondere alle richieste degli aderenti, non sarà indolore, perché lasciano uno spazio vuoto culturale e pastorale unico e incolmabile».
Fonte: La Difesa del Popolo

 

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